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CONSIGLI UTILI

Disaster recovery plan: cos'è e come averne uno.

Quanto può essere rischioso e dannoso, per un’organizzazione, uno stop dell’operatività a seguito di un danno o di un attacco ai sistemi informatici? La risposta dipende dalla qualità del piano di disaster recovery implementato, ammesso che ne esista uno! Ecco perché è bene conoscere a fondo questo importante documento e affidarsi a professionisti se non si hanno adeguate risorse interne.

Cos'è il disaster recovery: definizione e specifiche.

Prima di parlare del piano di disaster recovery è doverosa una premessa sul concetto di disaster recovery.

Definizione di disaster recovery.

Il disaster recovery è l’approccio che una realtà, privata o pubblica, adotta per recuperare l’accesso ed il funzionamento del proprio sistema IT, venuti meno a seguito di eventi causati dall’uomo, come attacchi informatici ed errori, o dalla natura, come nel caso di calamità naturali.

Il Disaster Recovery (DR) si pone come parte integrante della business continuity, volta ad individuare e a rispondere a tutte le possibili minacce alla continuità operativa; dunque tra i due concetti non c’è differenza ma complementarità e, per questo, spesso, si parla di disaster recovery business continuity.
Gli obiettivi dal disaster recovery sono facilmente deducibili dalla definizione appena data e si esplicitano nell’attuare un processo chiaro e strutturato per risolvere il più rapidamente possibile un’eventuale interruzione dei sistemi informativi, delle piattaforme tecnologiche e delle telecomunicazioni, in grado di mettere a rischio l’operatività dell’intera organizzazione.

Tipi di disaster recovery.

Le tipologie di disaster recovery sono numerose. Ecco le principali:

  • Backup: questo è il tipo più semplice di Disaster Recovery che presuppone il salvataggio dei dati in un altro sito o su un’unità rimovibile.
  • Cold site: un’infrastruttura basilare viene creata in una seconda sede ed utilizzata dai dipendenti a seguito di un disastro naturale. Si tratta di un modo per non interrompere la produttività, ma nulla può fare per proteggere o ripristinare i dati
  • Hot site: si tratta di un approccio che prevede la presenza di copie aggiornate di tutti i dati sempre disponibili.
    Disaster Recovery as a-Service: l’organizzazione informatica viene spostata sul cloud di un provider, in modo che l’azienda possa continuare a lavorare nella propria sede
  • Backup as a service: un provider di terze parti provvede al backup dei dati di un’organizzazione, ma non della sua infrastruttura IT.
  • Disaster Recovery del data center: si tratta di un sistema di prevenzione atto a proteggere i dati da danni fisici. Un sistema antincendio o un alimentatore di riserva in caso di black-out sono due esempi
  • Virtualizzazione: il backup dei dati avviene su macchine virtuali off-site che permettono di recuperare velocemente l’operatività anche in seguito a danni fisici o attacchi informatici.
  • Copie point-in-time: si tratta di effettuare il recupero grazie ad una copia dell’intero database in un dato momento conservata in un luogo remoto o su una macchina virtuale non interessata dal disastro.
  • Ripristino immediato: è simile alla copia point-in-time, ma il ripristino avviene tramite uno snapshot di un’intera macchina virtuale.

Recovery disaster plan e strategy: come funziona.

Vista la frequenza con cui gli attacchi informatici e le calamità naturali si verificano, la pianificazione strutturata di una strategia di disaster recovery diventa un’assicurazione per la Business Continuity. Proprio in questo consiste un piano di disaster recovery: valutazione del rischio e analisi dell’impatto aziendale di un evento disastroso ai danni del sistema IT sono gli elementi base di questo documento.

Importanza del disaster recovery plan.

Il disaster recovery è un’azione cruciale che non può essere improvvisata. Stilare attentamente un piano di disaster recovery permette di evitare costi enormi, dovuti ad eventuali fermo macchina o fermo servizio e, a volte, può salvare l’organizzazione dalla chiusura definitiva. I costi dei danni apportanti da un disastro naturale non sono evitabili ma, almeno, a questi non si aggiungono quelli conseguenti l’interruzione del servizio. Per capire ancora meglio le conseguenze di un disaster recovery plan inesistente o pessimo, proviamo ad immaginare un’azienda che, impreparata ad un evento critico per i sistemi informatici, è costretta a sospendere l’attività a seguito di un guasto: sarà costretta a pagare i dipendenti inattivi ed a sostenere penali a seguito del mancato rispetto dei tempi di consegna. La situazione è ancora più drammatica se si pensa ad organizzazioni dalla cui attività può dipendere la vita o la sicurezza delle persone!

Cosa deve contenere un piano di disaster recovery per aziende.

È chiaro come un piano di disaster recovery sia una sorta di “libretto di istruzioni” in grado di definire azioni da compiere prima e dopo il verificarsi di un dato evento. Ecco le principali indicazioni che deve contenere:

  • la frequenza e il luogo dei backup;
  • il tempo di ripristino, che definisce il numero massimo di downtime consentiti dopo un evento disastroso;
  • le modalità e la periodicità con cui verificare l’efficacia del piano, anche con simulazioni;
  • le azioni di recupero e di continuità da mettere in atto a seguito dell’evento. 

Come realizzare un piano di disaster recovery.

Secondo l’ISTAT, il 43% delle aziende che subiscono eventi disastrosi chiudono l’attività. Ma tutte quelle aziende e professionisti che, fortunatamente, sopravvivono ad un incidente informatico dovranno affrontare, oltre al danno economico, anche un ingente danno di reputazione.

Ecco perché avere un piano di disaster recovery può davvero fare la differenza tra la vita e la morte di un’impresa.
Purtroppo, però, le minacce alla continuità aziendale sono le stesse, per le grandi e le piccole imprese, ma, mentre le prime possono avere le professionalità per realizzare un DRP internamente, le piccole realtà riscontrano maggiori difficoltà. In questi casi, piuttosto che improvvisarsi, meglio affidarsi a professionisti.

Disaster recovery plan: esempi e template sono utili?

In rete o sui vari manuali, è possibile reperire template o esempi di recovery plan. Se da una parte può essere utile prendere visione di questi fac-simile, occorre sempre considerare che, come molti altri documenti procedurali aziendali, anche il disaster recovery plan è unico per ogni organizzazione. Questo perché, per essere efficace, dovrà tenere conto di valutazioni che solo un esame approfondito della realtà permette di fare.

Servizi di disaster recovery.

Prima dell’evento disastroso, per stilare un vero recovery plan, e dopo, per metterlo in pratica, è consigliabile rivolgersi a ditte specializzate.
Essendo specialista nel ripristino dati professionale, PIXEL Recupero Dati è in grado di supportare piccole e grandi organizzazioni nella delicata operazione di realizzare un recovery plan.
Ecco le fasi per la realizzazione di un disaster recovery plan:

  • Analisi della realtà: comprende la valutazione delle possibilità che un evento disastroso si verifichi e dell’impatto che esso può avere in termini di continuità aziendale.
  • Progetto: partendo dalla definizione dell’infrastruttura, si fissa il budget e si restituisce la migliore soluzione per esigenze specifiche.
  • Stesura del piano.
  • Collaudo e manutenzione: si definiscono le modalità delle simulazioni e si migliorano eventuali criticità emerse.

E, se è troppo tardi per stilare un disaster recovery plan insieme, PIXEL offre un servizio urgente di recupero dati da ogni dispositivo danneggiato, per permetterti di ripristinare al più presto i tuoi files e ricominciare a lavorare.
Non importa che la tua azienda sia a Torino, a Roma o a Milano, in fatto di disaster recovery PIXEL è al tuo fianco!

 

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